3.3.3.2 Indicazione dell'entità individuale

Il nome proprio svolge la funzione di indicare un'entità individuale senza specificare alcuna caratteristica dell'entità denominata. Sono però considerati come nomi propri anche certi sintagmi nominali che, pur avendo un qualche contenuto descrittivo, si riferiscono direttamente ad entità ben precise.

In alcuni casi è difficile stabilire se si è in presenza di un nome proprio o di un nome comune, perché non si può tracciare una netta linea di separazione: uno stesso nome può venire considerato in periodi, luoghi, e presso gruppi diversi come proprio o comune. Inoltre, per molte entità individuali presenti in enunciati di soggetto, non esiste un nome particolare. Sono dunque previste altre modalità, oltre al nome proprio, per fare riferimento alle entità individuali.

Un'entità individuale è indicata dal nome proprio quando è possibile stabilire per essa una designazione chiara, non generica, che è o può essere citata nelle comuni fonti di informazione bibliografica.

I nomi propri si possono raggruppare sotto i seguenti tipi: nomi personali, di famiglia, di enti collettivi, geografici; titoli di opere anonime e di opere con autore; nomi che indicano particolari oggetti, prodotti, piante, animali, idee astratte, eventi storici, periodi culturali ecc.

Esempi:
Homerus
Gropius, Walter
Bacon, Francis <1909-1992>
Savoia <casa>
Università degli studi <Milano>
Associazione italiana biblioteche
Biblioteca comunale <Empoli>

Abbazia di San Pietro <Perugia>. Archivio (a)
Scuola normale superiore. Biblioteca (b)
Italia
San Martino alla Palma <Scandicci>
Porto di Genova
Arazzo di Bayeux
Novellino
Ariosto, Ludovico. Orlando furioso
FIAT Punto
MS-DOS
Rivoluzione francese
Guerra del Golfo Persico <1991>
Eccidio del Padule di Fucecchio
Affare Dreyfus
Sturm und Drang

Quando manca il nome proprio, ma si riconosce un rapporto di appartenenza spaziale o strutturale (vedi 2.4.1.1 e 2.3.1) con un'entità che ha un nome proprio, l'entità individuale è indicata dalla combinazione di più termini di indicizzazione: il nome comune, usato al singolare per fare riferimento ad un concetto individuale [7], e il nome dell'entità che include quella rappresentata. Il nome proprio precede, secondo il normale ordine di citazione.

Esempi:
Caltagirone -- Centro storico
Verga, Giovanni -- Biblioteca (c)
Monte Amiata <società mineraria> -- Archivio (d)
(e)
Cattedrale di Bisceglie -- Coro ligneo

Le stringhe (a) - (b), (c) - (e), pur avendo origine da enunciati di soggetto simili, hanno una diversa struttura. Nei primi due esempi gli enti «Archivio», «Biblioteca» sono indicati dal loro nome, che la convenzione catalografica richiede di unire, perché non sufficientemente distintivo, con quello dell'ente cui sono subordinati; invece, negli esempi (c) - (e) sono rappresentate entità che, non avendo un nome con il quale possano essere identificate, non sono considerate autonome, e pertanto sono indicate dalla relazione fra l'ente e la sua parte.

Spesso è difficile stabilire se una particolare entità deve essere considerata autonoma dal punto di vista catalografico. Nei casi in cui vi è incertezza è preferibile indicarla mediante una combinazione di termini di indicizzazione.

Quando non si verificano le suddette condizioni, si costruiscono stringhe di soggetto in cui il nome della classe di cui l'entità fa parte è seguito da altri termini con funzione di specificazione.

Esempi:
Elezioni politiche -- Italia -- 1992
Alluvioni -- Firenze -- 1966
Terremoti -- Friuli -- 1976

In questo modo non si indica direttamente il concetto individuale, ma si delimita la classe che lo contiene. Lo spostamento del punto di vista dall'individuo alla classe è legato in genere al minor rilievo che l'entità (p.e., un evento) assume quando esistono le condizioni per una sua ripetizione nel tempo, che ne attenua l'individualità. Per esempio, catastrofi naturali come alluvioni o terremoti possono essere interpretate come elementi di serie diacroniche, perché particolari e costanti caratteristiche climatiche, geografiche, geologiche portano al ripetersi di eventi simili negli stessi luoghi. Al contrario, l'impiego del nome proprio riflette nella letteratura e nell'uso corrente il particolare rilievo assunto dal membro di una classe.

Esempio:
Catastrofe del Vajont

[7] Nelle combinazioni di termini, i nomi comuni al singolare esprimono di solito concetti numerabili, per i quali il termine preferito è al plurale (vedi 3.3.3.1). Ad esso, p.e.Centri storici, è legato nel vocabolario il termine non preferito al singolare, p.e. Centro storico, utilizzato nella stringa.

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© AIB - EG, 1997-06 (rev. 1997-10-17). Versione sperimentale WWW corrispondente a Guida all'indicizzazione per soggetto / GRIS. - Roma : AIB, 1996 // P. 77-79

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