2.2.2 Azione

L'azione è espressa da nomi deverbali oppure da nomi che denotano un'azione o un processo. Il riconoscimento del concetto di azione costituisce, normalmente, il punto di partenza nell'analisi delle relazioni sintattiche di un enunciato di soggetto: dalla valenza sintattica del concetto di azione dipendono, infatti, le funzioni assunte dagli altri concetti.

Un'azione è considerata transitiva se può ammettere un oggetto, intransitiva se non può ammetterlo. Tuttavia, riferita non a forme verbali, ma a forme nominali, la proprietà della transitività si manifesta in un più ampio ventaglio di casi. Essa, infatti, è propria dei seguenti tipi di nomi:

(a)  nomi cosiddetti transitivi, che derivano cioè da verbi transitivi, i quali sovente introducono l'oggetto con la preposizione di o in forma aggettivale.

Esempi:
Amministrazione di imprese
Consumo di farmaci
Inquinamento atmosferico

(b)  alcuni nomi cosiddetti intransitivi, sia che essi derivino da verbi transitivi (p.e., «giudizi») oppure da verbi intransitivi (p.e., «comportamento»), e alcuni nomi che indicano proprietà (p.e., «competenze»), quando è presente un oggetto o meta verso cui tali nomi sono diretti (vedi 2.2.4.1).

Esempi:
Giudizi della stampa comunista sulla politica di Israele
Partecipazione dei lavoratori alla gestione delle aziende
Atteggiamenti dei giovani verso la musica rock
Funzioni degli enti locali in materia di lavori pubblici

Il termine che rappresenta il concetto di attività segue il termine che rappresenta il concetto su cui è diretta l'attività (oggetto di un'azione transitiva o agente di un'azione intransitiva).

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© AIB - EG, 1997-06 (rev. 1997-10-17). Versione sperimentale WWW corrispondente a Guida all'indicizzazione per soggetto / GRIS. - Roma : AIB, 1996 // P. 29

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